Come insegniamo la legatoria a chi non ha mai fatto nulla

Non esiste un modo giusto di imparare uguale per tutti. Quello che abbiamo costruito nel tempo è un percorso che rispetta i ritmi di chi inizia, senza fretta e senza aspettative irrealistiche.

Istruttore di legatoria che spiega una tecnica a una partecipante del workshop il momento dell'insegnamento

Prima si guarda

Ogni tecnica viene dimostrata lentamente davanti al gruppo, senza saltare passaggi. Chi insegna descrive ad alta voce ogni gesto mentre lo esegue. Solo dopo si passa all'esecuzione individuale.

Poi si fa

Ogni partecipante lavora sul proprio taccuino. Non c'è un modello da copiare: si seguono le istruzioni e si procede al proprio ritmo. Gli errori fanno parte del processo e vengono corretti sul momento.

Si capisce il perché

Non insegniamo solo come si fa una cosa, ma perché si fa in quel modo. Conoscere la ragione dietro una tecnica aiuta a ricordarla e a replicarla anche da soli, dopo il workshop.

Si può rifare

Se un passaggio non è venuto bene, si può rifare. Il materiale lo permettiamo. L'obiettivo non è la perfezione al primo tentativo, ma la comprensione del gesto.

Cosa succede realmente durante un workshop

Quando i partecipanti arrivano, il tavolo è già preparato. Ogni posto ha gli strumenti necessari disposti in ordine di utilizzo. Questo non è un dettaglio estetico: è un modo per rendere visibile la sequenza del lavoro ancora prima che inizi.

La prima mezz'ora è dedicata alla conoscenza dei materiali. Si toccano, si osservano, si confrontano. Chi non ha mai lavorato con la carta da legatoria non può sapere quanto è diversa dalla carta comune. Questa fase sensoriale è fondamentale.

Poi si entra nella pratica vera e propria. Le istruzioni vengono date un passo alla volta. Non si passa al punto successivo finché tutti non hanno completato quello corrente. Il ritmo del gruppo è collettivo, ma l'assistenza è individuale.

Alla fine di ogni sessione c'è un momento di riflessione: si guarda il lavoro fatto, si confrontano i risultati, si fanno domande. È la parte che molti ricordano di più.

Gruppo di partecipanti al lavoro durante un workshop di legatoria artigianale in laboratorio insieme

Cosa usiamo e perché lo scegliamo

Carta giapponese Kozo

Leggera, resistente, con una texture che la rende ideale per le copertine decorate. Ha una storia millenaria nella produzione di carta artigianale e si comporta in modo molto diverso dalla carta occidentale.

Filo di lino cerato

Il filo usato in legatoria non è il filo da cucito comune. Il lino cerato scorre meglio attraverso i fori, non si spezza sotto tensione e con il tempo si consolida ulteriormente grazie alla cera naturale.

Cartone binders board

Per le copertine rigide utilizziamo cartone grigio di alta densità. Garantisce stabilità nel tempo e si comporta bene con la pressatura finale. Non si deforma con l'umidità come altri cartoni.

Colla PVA archivistica

Non tutte le colle sono uguali. La PVA archivistica è reversibile, non ingiallisce nel tempo e non emette vapori tossici. È la stessa usata nel restauro librario professionale.

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